Home Blog Errare, Eremo, Essere.  Il viaggio della bimba interiore verso casa inizia così.

Errare, Eremo, Essere.  Il viaggio della bimba interiore verso casa inizia così.

Mi sono data il permesso di seguire il mio istinto. Mi sono data il permesso di sentire le mie emozioni. In solitudine, fuori dalla cassa di risonanza del mondo. 

Un luogo sacro e dimenticato lungo la riva del fiume Allaro, nel profondo Sud, e un monaco di origine francese hanno accolto il mio immenso bisogno di pace. 

Nella solitudine ho trovato libertà. Nella vita dell’eremo ho trovato sicurezza e confini. 

Nella semplicità ho trovato me stessa. Nella preghiera ho trovato conforto. 

Nella natura ho trovato bellezza. Nell’orto ho trovato rinnovamento. 

In chiesa ho purificato il mio essere. Nelle parole del vangelo ho trovato messaggi.

Nella mia cella ho ritrovato una bambina che si era nascosta.

La crisi non è un evento catastrofico ma un momento di maggiore vulnerabilità e potenziale accresciuto. 

Erik Erikson, famoso psicologo e psicanalista infantile, sostiene che la nostra capacità di superare i momenti di crisi presuppone quattro forze dell’ego che si sviluppano a partire dalla nostra nascita fino all’adolescenza e che costituiscono componenti necessarie per lo sviluppo sano di un bambino e di un futuro adulto: la speranza, la forza di volontà, la risolutezza e la competenza. 

La speranza nasce dalla sensazione di fiducia che il bambino prova nei confronti dei genitori o di chi lo ha in custodia. La forza di volontà si sviluppa quando il bambino piccolo, nella fase di separazione fisica dal genitore e nascita psicologica, acquista un senso di autonomia. 

La risolutezza matura quando, in età prescolare, il senso di iniziativa del bambino si afferma e la competenza affiora attraverso lo sviluppo dell’industriosità.

Queste forze sono alla base della nostra sana sopravvivenza e del superamento di ogni crisi e burrasca della vita. 

Ma cosa accade alla capacità di superare le nostre crisi personali quando il nostro bambino è stato ferito?

Accade che ogni crisi, personale, lavorativa, affettiva racchiude il seme di un potenziale disastro. 

Se il nostro bambino ha infatti vissuto un’infanzia o adolescenza caratterizzate da disagi, più o meno intensi, o vissuto in ambienti familiari disfunzionali e caratterizzati da violenza emotiva, fisica o verbale è infatti assai probabile che non abbia sviluppato queste forze a sufficienza. Questo perché i suoi bisogni emotivi fondamentali sono rimasti insoddisfatti ed ha pertanto dovuto elaborare delle “strategie” per proteggersi dal dolore e sopravvivere. 

Queste strategie, che non sono altro che maschere, sono molteplici e variegate: dipendenza psicologica, mania del controllo, rigidità, inettitudine, autolesionismo, depressione, alcolismo, fuga, ingenuità, aggressività, iper-lavoro, narcisismo. 

Questi comportamenti, agiti da noi adulti, sono in realtà l’espressione del nostro bambino interiore ferito. Il nostro corpo fisico cresce: abbiamo 30, 40, 50 anni ma chi decide, chi è al timone della nostra vita in questi casi è un bimbo di 2, 4, 6 anni che chiede disperatamente di essere ascoltato ed accolto.

Vivendo nell’Eremo ho capito che non si può davvero accogliere nessun altro se non si impara ad accogliere sé stessi. 

Frederic, l’eremita, accoglie pellegrini da tutto il mondo, non solo cristiani ma musulmani, buddisti, donne, uomini, bambini, animali, separati, vedovi, coppie. 

Li fa entrare a casa sua, li accoglie nel suo spazio fisico, spirituale, interiore nell’osservanza di alcune semplici regole: 

  • Condividere la vita nel suo ritmo ordinario di preghiera, lavoro e momenti conviviali; 
  •  Osservanza del silenzio tra la preghiera della notte e la preghiera del mattino;
  • Ascoltare le preghiere e partecipare attraverso il canto
  • Non vivere l’eremo come un museo e preservare la sua bellezza.

Qui, in questo ambiente di accoglienza e semplicità, ho iniziato a dare a me stessa la possibilità di essere accolta per come sono: introversa, solitaria, riflessiva, solare, energica, coraggiosa, malinconica, determinata, profonda, spensierata, ingenua, fantasiosa, creativa, golosa, flessibile, misteriosa, saggia e avventurosa.

Semplicità e Purezza. 

Perché non abbiamo bisogno di tanti orpelli per essere noi stessi. L’essenza è leggera.

Entrando nella mia cella, dedicata a Mahatma Gandhi, le prime parole che ho letto sono state: 

“Per chi non conosce Dio, o lo conosce poco e male, per chi vuole conoscerlo sempre di più, l’accoglienza fraterna, la condivisione della preghiera, del lavoro e dei momenti di incontro, la custodia del silenzio e della bellezza dei luoghi, il rispetto delle regole che comandano tempi e spazi costituiscono altrettanti possibili cammini d’interiorità e di fede”. 

Questa cella ha aperto la mia porta. 

Il silenzio ha parlato, la bellezza mi ha nutrito, la preghiera mi ha protetto, il lavoro mi ha purificato, le regole mi hanno dato sicurezza, l’altro mi ha mostrato le infinite possibilità della vita. 

Ho iniziato un cammino di accettazione di me e guarigione. 

Ho accettato le mie ferite e le conseguenze che hanno prodotto nella mia vita.

Ho accettato la solitudine e la paura della solitudine. 

Ho accettato la mia dipendenza ed il mio rifiuto di essa. 

Ho guardato tutte le difese dell’ego della mia bambina ferita: il rifiuto, la dissociazione, la minimizzazione, la repressione, la conversione. 

Ho iniziato il mio cammino di fede che inizia dalla fiducia e dall’affidarsi. 

“Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” dice un passo del Vangelo di Matteo. 

VIVERE e non solo passare per la storia. Ascoltare il proprio proposito, seguirne il richiamo con coraggio, nella consapevolezza che quella è la strada giusta, nonostante il dolore e la fatica. 

Da oggi non voglio più mentire, toglierò ogni maschera. 

Da oggi voglio ascoltare il potere della mia missione e prenderò ogni giorno per mano quella bimba meravigliosa che per tanto tempo ho abbandonato. 

Da oggi accolgo me e solo allora avrò la forza per accogliere e cambiare il mondo. 

Puoi metterti in cammino anche tu. 

Ti aspetterò.

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Marina Di Bitetto

Marina Di Bitetto

Progetto esperienze di benessere e di identità per una Happiness R-evolution umana ed organizzativa