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Nel labirinto delle relazioni: imparare a sconfiggere i bisogni emotivi e crescere

Quando ero una bambina mio padre amava leggerci le storie della mitologia greca. 

Tra queste, una delle mie preferite era quella di Teseo, coraggioso condottiero ateniese che sfida la morte, entrando nel labirinto con la ferrea intenzione di uccidere il Minotauro, un essere mostruoso e feroce, metà uomo metà toro, frutto della vergogna e dell’amore incestuoso della moglie del Re di Creta. 

A sostenerlo, nella sua eroica impresa, c’è Arianna, figlia del Re di Creta e sorellastra del Minotauro, una donna astuta e coraggiosa che in nome dell’amore per Teseo tradisce la sua famiglia, donandogli un filo rosso che gli permetterà di non perdersi nel labirinto, dal quale nessuno è mai riuscito ad uscire. 

La presenza coraggiosa di Arianna ed il suo filo rosso aiuteranno Teseo a tornare a casa una volta che lui avrà ucciso il Minotauro. Insieme, Teseo ed Arianna porranno fine a decenni di sacrifici del popolo ateniese e vivranno il loro amore unendosi in matrimonio. 

Da bambina ascoltavo questa storia con occhi vispi e sognanti, immaginando Arianna e Teseo come una coppia coraggiosa e solida, unita da uno scopo comune e guidata dal filo rosso dell’amore, pronti a sostenersi ed accettare qualsiasi sfida, anche quella contro la morte. 

Crescendo, la storia nella mia realtà relazionale è stata ben diversa dai miei sogni di bambina e 

mi sono spesso trovata totalmente persa nel labirinto delle relazioni, senza alcun filo rosso e con una immensa sensazione di smarrimento, di solitudine, di paura, di abbandono.

E se avessi incontrato il Minotauro? E se non avessi più trovato la via d’uscita? 

“Nel labirinto non ci si perde. Nel labirinto ci si trova. Nel labirinto non si incontra il Minotauro. Nel labirinto si incontra se stessi” H. Kern, pittore austro-ungarico. 

Le relazioni sono un elemento importantissimo nella vita di ciascuno di noi, la vita stessa è relazione ad iniziare dal suo concepimento. Siamo tutti nati da un’unione tra elementi in relazione, lo spermatozoo e l’ovulo, che insieme generano un embrione che, immediatamente, entra in relazione con il corpo della mamma che lo accoglie, lo nutre, lo protegge. 

A partire dalla gestazione, la nostra vita è costantemente un atto di relazione: relazione con le figure genitoriali, relazione con noi stessi, relazione con gli altri, relazione con l’ambiente. 

Come racconta J. Bradshaw nel suo libro “Home Coming”, quando nasciamo iniziamo il nostro viaggio nel mondo, come bimbi meravigliosi, armati di innato coraggio e immensa forza e dotati di naturale ottimismo e pura fiducia. 

È con questo spirito che entriamo nel labirinto del mondo e come Teseo crediamo che l’impresa di uccidere il Minotauro sia esattamente il motivo per il quale siamo nati e siamo determinati a cercarlo, con tutti i nostri mezzi e senza paura del labirinto. 

Ci approcciamo all’ombra, alla morte, al mistero ed all’essere mostruoso con la stessa curiosità, meraviglia e scoperta con cui guardiamo il volto di nostra madre. 

Poi cresciamo e da adulti ci accorgiamo, quasi sempre in modo piuttosto doloroso, che spesso le nostre relazioni, attuali o passate, sono o sono state il prodotto di mancanze, di vuoti, di meccanismi di compensazione. 

Improvvisamente ci accorgiamo che quelle relazioni sono lì nella nostra vita semplicemente perché abbiamo paura di restare soli o perché abbiamo bisogno di essere amati, di essere riconosciuti, di essere accolti, accettati o semplicemente perché abbiamo bisogno di sicurezza. 

Per questo continuiamo ad alimentare un’amicizia che ci ingabbia nel meccanismo dell’approvazione, per questo ci teniamo stretto un capo che non ci valorizza o restiamo attaccati ad un partner che ci sfugge. 

Una delle più grandi ed importanti ricerche sulla felicità, condotta da Harvard su un campione di 724 uomini provenienti da ceti sociali diversi seguiti ogni anno per 79 anni, ha dimostrato che sono proprio relazioni, quelle basate sulla fiducia ed amore reciproco, a mantenerci in vita, sani e felici e che ad ucciderci, al contrario, sono invece la solitudine, anche in una coppia, e le relazioni conflittuali. Infine, la ricerca evidenzia che la qualità delle nostre relazioni impatta anche sul successo economico, più dell’intelligenza cognitiva.

Sappiamo quindi che il destino della nostra vita dipende dalla qualità delle nostre relazioni.

E allora come possiamo uscire dal labirinto delle relazioni tossiche? Esiste un filo rosso? 

E il Minotauro che ci fa tanta paura, è davvero così feroce e diverso da noi? 

Lavorando su di me con il metodo della Scienza del Sé ho imparato che per orientarsi nel labirinto delle relazioni occorre comprendere il codice primordiale delle nostre convinzioni, i filtri e le esperienze che abbiamo vissuto ed interiorizzato nel periodo infantile, soprattutto fino all’età scolare. 

Le esperienze emotive vissute in quella età, secondo la scienza, influenzano oltre il 90% della nostra vita adulta. Perciò se da bambini abbiamo vissuto esperienza negative di violenza fisica o verbale all’interno del nostro contesto familiare, oppure non abbiamo ricevuto protezione, presenza, amore incondizionato da parte dei nostri genitori, in noi c’è una ferita emotiva da colmare. 

Questa ferita cresce con noi ed il nostro bambino ferito continua a governare la nostra vita da adulti, facendo capricci, urlando ed ingabbiandoci nel labirinto dei nostri bisogni emotivi infantili insoddisfatti. Il bambino ferito indossa la maschera dell’adulto fuggitivo, quello che lascia senza preavviso, dell’adulto dipendente, quello che compiace per paura di essere abbandonato, dell’adulto mendicante, che passa da una relazione all’altra per colmare un vuoto d’amore, dell’adulto controllore, che “marca stretto” per proteggersi dal dolore e molte altre ancora.

Il nostro scopo è sconfiggere il Minotauro e trovare il nostro filo rosso. Come?

Il primo passo è accogliere il vuoto e comprendere che il Minotauro non è il frutto della vergogna e che la paura è solo l’altra faccia dell’amore. Il Minotauro è l’ombra che ci rende ciechi e spaventati, è la ferita che può uccidere se non siamo sostenuti dalla ferrea volontà di superarla e di uscire dal labirinto che ci tiene ingabbiati. 

Il secondo passo è quello di osservare e curare le ferite del nostro bambino interiore. È questo il filo rosso che ci permette di uscire dal labirinto e guarire. 

Ritrovare quel bambino spaventato, ferito, abbandonato o rifiutato e creare una connessione con lui è un atto di profondo ricongiungimento interiore. E poi rassicurarlo, proteggerlo ed amarlo. 

È questo il modo per riprendere potere ed entrare in una relazione in piena consapevolezza con sé stessi, sconfiggere il Minotauro dentro di noi e diventare adulti che, avendo fatto pace con il loro bambino ferito, possono scegliere di vivere relazioni che siano espressione di libertà ed interdipendenza anziché di dipendenza e compensazione di vuoti. 

Arianna verrà tradita ed abbandonata da Teseo, verserà tutte le sue lacrime a Naxos e dopo lunghissimi giorni di disperazione si darà la possibilità di una nuova vita, sceglierà di guarire le sue ferite e rinascere. Arriverà allora Dioniso, che la prenderà in moglie e le regalerà un diadema che, tramutato in costellazione, brillerà in eterno. 

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Marina Di Bitetto

Marina Di Bitetto

Progetto esperienze di benessere e di identità per una Happiness R-evolution umana ed organizzativa